{"id":2183,"date":"2026-02-18T16:51:49","date_gmt":"2026-02-18T15:51:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/?p=2183"},"modified":"2026-03-17T18:30:49","modified_gmt":"2026-03-17T17:30:49","slug":"come-la-presenza-prolungata-della-madre-con-il-puledro-influisce-sulla-sua-capacita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/2026\/02\/18\/come-la-presenza-prolungata-della-madre-con-il-puledro-influisce-sulla-sua-capacita\/","title":{"rendered":"COME LA PRESENZA PROLUNGATA DELLA MADRE CON IL PULEDRO INFLUISCE SULLA SUA CAPACITA&#8217; DECISIONALE DA ADULTO"},"content":{"rendered":"<div style=\"background-color: #e6f2ff; padding: 20px;\">\n<p>Il modo in cui un puledro vive la separazione dalla madre non \u00e8 solo una questione di gestione o di comportamento. \u00c8 un passaggio che pu\u00f2 influenzare il suo equilibrio interno e il modo in cui affronter\u00e0 lo stress nel corso della vita.Nel mondo equestre molte pratiche vengono considerate normali, quasi scontate. Ma ci chiediamo davvero cosa succede nel cervello e nel corpo del cavallo mentre attraversa queste esperienze?<\/p>\n<p>La separazione dalla madre, il tipo di convivenza con altri cavalli, le modalit\u00e0 di svezzamento non producono soltanto reazioni visibili. Possono influenzare la regolazione dello stress, lo sviluppo del cervello e la capacit\u00e0 dell\u2019animale di adattarsi alle situazioni future.<\/p>\n<p>La ricerca scientifica sta iniziando a indagare questi aspetti con strumenti sempre pi\u00f9 precisi. In questo articolo <b>Debora Cinganelli<\/b>, neuro-etologa e ricercatrice, accompagna i lettori di A<span class=\"s1\">ddestramento Etologico<\/span><span class=\"s1\"> nella lettura e nell\u2019interpretazione di uno studio recente, offrendo una chiave scientifica per comprendere cosa pu\u00f2 significare, dal punto di vista biologico, ci\u00f2 che nel quotidiano viene spesso considerato una semplice consuetudine gestionale.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>Di seguito, Debora Cinganelli presenta e commenta <\/em><em>la ricerca, accompagnando il lettore nella sua comprensione. <\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Di recente la rivista scientifica Nature ha pubblicato un\u2019interessante ricerca che combina analisi comportamentale, parametri fisiologici e tecniche di neuroimaging per indagare gli effetti della separazione del puledro dalla madre al momento dello svezzamento su varie funzioni cognitive e regolazioni emotive.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>I cavalli, cos\u00ec come molti altri mammiferi sociali di grandi dimensioni quali primati, ungulati e cetacei, forniscono cure alla loro prole per un periodo pi\u00f9 esteso del solo periodo di allattamento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Sia negli umani che negli altri animali \u00e8 stato dimostrato come la mancanza di cure parentali adeguate durante il periodo di immaturit\u00e0 sociale porti allo sviluppo di alterazioni fisiologiche e comportamentali persistenti in et\u00e0 adulta (Zipple et al., 2021; Atzil et al., 2018).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questo vale anche per i cavalli, per i quali si \u00e8 visto che un\u2019interruzione improvvisa del legame parentale a circa 6 mesi conduce a effetti negativi in et\u00e0 adulta come risposte emotive e sociali disadattative, un aumento delle stereotipie orali e locomotorie, alterazioni nella regolazione del metabolismo del cortisolo e dei lipidi (Henry et al., 2020; Mach e al., 2017).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per spiegare questo fenomeno, si \u00e8 iniziato a parlare di \u201callostasi\u201d cio\u00e8 la capacit\u00e0 del cervello di predire e anticipare la risposta fisiologica e comportamentale di un individuo, integrando continuamente i segnali che riceve dall\u2019interno e dall\u2019esterno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">In parole pi\u00f9 semplici: il cervello riceve informazioni dal resto del corpo e dall\u2019esterno e utilizza queste informazioni per valutare la situazione, predire quello che sta per succedere e innescare la risposta comportamentale e fisiologica pi\u00f9 adeguata.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Facciamo un esempio:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">un cavallo sente il rumore di uno sparo e il suo cervello deve valutare in fretta se si tratta di un pericolo reale per la sua vita oppure di uno stimolo per lui non saliente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Se lo sparo viene percepito come un pericolo, le risposte fisiologiche innescate includeranno l\u2019attivazione dell\u2019asse HPA ossia l\u2019asse dello stress, ma anche un aumento della frequenza del battito cardiaco, della frequenza respiratoria, della pressione sanguigna, tutte risposte collegate all\u2019attivazione del sistema nervoso simpatico, il quale rende possibile innescare una reazione \u201c<em>fight or flight<\/em>\u201d e ossia rende il cavallo pronto a manifestare una risposta comportamentale di fuga o lotta, nel caso del nostro esempio, probabilmente di fuga.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Se invece lo sparo non viene valutato come pericoloso, la risposta comportamentale generata sar\u00e0 proprio il non reagire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u00c8 fondamentale che la valutazione che il cervello esegue sia corretta: se lo sparo viene per sbaglio considerato un pericolo, la fuga sar\u00e0 stata inutile e il cavallo avr\u00e0 sprecato energie preziose per metterla in atto; al contrario se lo sparo viene per sbaglio valutato come non pericoloso le conseguenze saranno di aver sottostimato il pericolo con conseguenze che potrebbero essere anche molto gravi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Piccola precisazione: ai nostri occhi, l\u2019inutilit\u00e0 della fuga nel primo caso, non \u00e8 cos\u00ec costosa in termini energetici ma dobbiamo ricordarci che il cavallo si \u00e8 evoluto come preda, circondato da predatori e pericoli, e tutta la sua fisiologia biologica e comportamentale \u00e8 basata su questo. Per una preda, una fuga non necessaria consuma energie che dopo la fuga non saranno pi\u00f9 disponibili (o comunque lo saranno di meno) e se ad esempio poco dopo si presentasse un pericolo reale che richieda una fuga reale, questo potrebbe costare la sopravvivenza dell\u2019animale. Ancora di pi\u00f9 se per esempio se la preda fosse ferita o comunque al massimo della sua forma fisica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Alla luce di questo, diventa evidente quanto riuscire a valutare la situazione e dare la risposta corretta abbia un valore adattativo altissimo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questa capacit\u00e0 di allostasi non \u00e8 innata, ma viene acquisita facendo esperienza diretta o imparandolo dagli altri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ed \u00e8 qua che entra in gioco l\u2019importanza di lasciare che il puledro passi il periodo di immaturit\u00e0 sociale con la madre poich\u00e9 \u00e8 proprio il legame con la madre che fornisce al puledro i \u201c<em>social cues<\/em>\u201d ossia i segnali sociali che gli insegnano a valutare la situazione correttamente, sviluppando cos\u00ec un ottimo sistema di allostasi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nel lungo periodo un sistema allostatico ben sviluppato consente di avere maggiore calma, migliore socializzazione, meno stress cronico e aiuta ad evitare iper-reattivit\u00e0, stress e comportamenti disorganizzati e inadeguati al contesto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I ricercatori per quest\u2019indagine hanno messo a punto un protocollo di ricerca composto da vari test, che ora andiamo ad approfondire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Soggetti sperimentali<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I soggetti coinvolti nel test sono stati 24 puledri di razza Welsh, divisi in 2 gruppi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Il primo gruppo, definito \u201c<em>with mother<\/em>\u201d era composto da 12 puledri non svezzati, di cui 6 maschi e 6 femmine, che erano lasciati con le loro rispettive madri, quindi 12 femmine adulte<\/li>\n<li>Il secondo gruppo, definito \u201c<em>without mother<\/em>\u201d era comporto da 12 puledri, di cui anche qua 6 maschi e 6 femmine, che erano stati svezzati a 6 mesi secondo le modalit\u00e0 convenzionali<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tutti e 24 i puledri avevano et\u00e0 compresa tra i 6 e i 13 mesi e questa fascia di et\u00e0 \u00e8 stata scelta in modo che i puledri fossero ancora socialmente dipendenti dalle loro madri ma non avessero raggiunto la maturit\u00e0 sessuale, in modo da minimizzare il <em>bias<\/em> che poteva essere indotto dagli ormoni sessuali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tutti i puledri vivevano nelle stesse condizioni, in linea con i principi di base di benessere, ossia in inverno in uno spazio coperto collettivo di 25x25m con libero accesso a un paddock esterno e in estate in un grande pascolo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La dieta prevedeva per tutti accesso libero a foraggio, pascolo e blocchi di minerali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I test si sono svolti a 7, 9, 11 e 13 mesi di et\u00e0 in modo da poter valutare i parametri in un arco di tempo prolungato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La particolarit\u00e0 di questo studio \u00e8 che adotta un approccio multi-disciplinare e va ad indagare l\u2019ipotesi da un punto di vista neuroscientifico, ricorrendo a tecniche di neuro-imaging, da un punto di vista comportamentale, con vari test di approccio alla <em>novelty<\/em>, di socializzazione e di risposta al training e da un punto di vista fisiologico tramite analisi ematiche e valutazione del tasso di crescita.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2184\" src=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig1_DC-300x169.png\" alt=\"\" width=\"722\" height=\"407\" srcset=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig1_DC-300x169.png 300w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig1_DC-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig1_DC-768x432.png 768w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig1_DC-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig1_DC.png 1920w\" sizes=\"(max-width: 722px) 100vw, 722px\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Indagine neuroscientifica <\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nel cervello umano, le complesse strutture coinvolte nei meccanismi allostatici includono aree corticali (cingolo, insula, corteccia prefrontale), ipotalamo, amigdala e in generale le strutture che compongono il <em>default mode network<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019ipotesi di questo studio sul fronte neuroscientifico \u00e8 quindi che ci siano delle differenze in queste aree cerebrali tra i puledri dei due gruppi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ci si aspetta infatti che quelli rimasti pi\u00f9 a lungo con la madre abbiano meccanismi allostatici pi\u00f9 efficienti, mentre quelli svezzati in maniera tradizionale abbiano meno capacit\u00e0 di allostasi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I ricercatori hanno utilizzato tecniche di neuro-imaging per studiare gli effetti della presenza prolungata della madre sulle strutture cerebrali, sia dal punto di vista dell\u2019organizzazione microstrutturale che dal punto di vista funzionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per valutare le differenze nell\u2019<u>organizzazione microstrutturale<\/u>, sono stati fatte analisi con la <em>voxel-based morphometry<\/em>, morfometria basata su voxel e con la dMRI, risonanza magnetica di diffusione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La <em>voxel-based morphometry<\/em> ha consentito di fare confronti nella densit\u00e0 della materia grigia nei voxel del cervello, dove il voxel \u00e8 l\u2019unit\u00e0 volumetrica di base ossia un piccolo volume di tessuto cerebrale all\u2019interno di un\u2019immagine MRI. Per avere un riferimento, potremmo pensare a un voxel come fosse un singolo pixel di un monitor.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La morfometria <em>voxel-based<\/em> consente di fare delle valutazioni di tipo neuroanatomico, basate su confronti tra volumi e concentrazioni voxel per voxel.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2185\" src=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig2_DC-300x169.png\" alt=\"\" width=\"751\" height=\"423\" srcset=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig2_DC-300x169.png 300w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig2_DC-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig2_DC-768x432.png 768w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig2_DC-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig2_DC.png 1920w\" sizes=\"(max-width: 751px) 100vw, 751px\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La dMRI invece indaga la capacit\u00e0 di diffusione dell\u2019acqua nei tessuti cerebrali: l\u2019acqua infatti si diffonde pi\u00f9 facilmente lungo gli assoni dei neuroni che attraverso di loro e la presenza di assoni che collegano due aree consente di fare un\u2019inferenza sull\u2019esistenza di un percorso strutturale potenzialmente in grado di trasportare informazioni. In questo senso, si pu\u00f2 dire che le due aree abbiano una connessione strutturale e quindi ipotizzare che condividano un\u2019organizzazione strutturale comune all\u2019interno di una rete neurale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Mettendo insieme i risultati ottenuti dalle morfometrie e dalle risonanze magnetiche di diffusione si \u00e8 visto che i puledri del gruppo \u201c<em>with mother<\/em>\u201d quindi che avevano ancora la madre con loro, esibivano differenze significative nelle strutture coinvolte nella regolazione fisiologica e comportamentale come talamo, ipotalamo, corteccia cingolata anteriore e mediale, corteccia prefrontale e corteccia retrospleniale).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per valutare le differenze nella <u>funzionalit\u00e0<\/u> delle strutture, sono state fatte delle fMRI, risonanze magnetiche funzionali, che mostrano l\u2019attivazione delle varie aree del cervello.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019fMRI va a misurare l\u2019attivit\u00e0 cerebrale basandosi sul segnale BOLD (<em>Blood Oxygenation Level Dependent<\/em>) quindi sulla quantit\u00e0 di sangue ossigenato rispetto al sangue deossigenato presente in una zona.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questo \u00e8 un dato importante visto che i neuroni per funzionare necessitano di ossigeno quindi il flusso sanguigno a una zona aumenta nel momento in cui i suoi neuroni si attivano, proprio per fornire pi\u00f9 ossigeno a quei neuroni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">In questo lavoro le fMRI erano fatte a riposo, non durante l\u2019esecuzione di task specifici, in modo che potessero evidenziare l\u2019attivit\u00e0 relativa a processi allostatici e in generale processi parte del DMN, <em>default mode network<\/em>, una rete neurale che \u00e8 attiva di default, come dice il suo nome, quando non c\u2019\u00e8 un compito specifico da svolgere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I ricercatori sono andati a valutare nei puledri dei due gruppi le aree che sia negli umani che in altri animali fanno parte di questo <em>default mode network<\/em> (corteccia prefrontale, corteccia cingolata anteriore, circonvoluzione angolare e corteccia retrospleniale), in modo da valutare come la presenza o meno della madre abbia influito sulle connessioni neurali di questa rete.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Prima di tutto, la presenza di fluttuazioni spontanee nel segnale BOLD in queste aree mentre i cavalli erano a riposo ha confermato l\u2019ipotesi di partenza circa l\u2019esistenza anche nel cavallo del <em>default mode network<\/em>, cos\u00ec come in molte altre specie, umani inclusi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">In secondo luogo, il confronto tra le fMRI dei due gruppi ha mostrato come i puledri del gruppo \u201c<em>without mother<\/em>\u201d manifestassero un DMN ridotto e anche una riduzione della connettivit\u00e0 funzionale all\u2019interno della rete.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2186\" src=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig3_DC-300x169.png\" alt=\"\" width=\"781\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig3_DC-300x169.png 300w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig3_DC-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig3_DC-768x432.png 768w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig3_DC-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig3_DC.png 1920w\" sizes=\"(max-width: 781px) 100vw, 781px\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questi dati ci suggeriscono come la presenza della madre abbia un ruolo nella maturazione dei circuiti neurali assimilabili al <em>default mode network<\/em> dei puledri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Indagine comportamentale <\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><u>Osservazioni <\/u><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Le osservazioni comportamentali si sono svolte 1, 3 e 7 mesi dopo la separazione dalla madre dei puledri del gruppo \u201c<em>without mother<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">In ognuna di queste occasioni i puledri erano osservati per un arco di tempo che andava dalle 10 alle 20 ore, registrando ogni 15 minuti l\u2019attivit\u00e0 che il puledro stava svolgendo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Le categorie delle attivit\u00e0 erano:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Alimentazione, includendo alimentazione autonoma, allattamento e abbeveramento<\/li>\n<li>Esplorazione<\/li>\n<li>Riposo, sia in piedi che sdraiati<\/li>\n<li>Interazione sociale di qualsiasi tipo, quindi sia affiliativo che agonistico<\/li>\n<li>Interazione sociale attiva e positiva, come allo-grooming o gioco<\/li>\n<li>Prossimit\u00e0 spaziale, considerando due puledri vicini quando stazionavano a meno di 1 metro l\u2019uno dall\u2019altro<\/li>\n<li>Isolamento, considerando il puledro isolato quando si trovava a pi\u00f9 di 10 metri dagli altri. Pi\u00f9 tempo un soggetto passa isolato e pi\u00f9 lui si dimostra meno gregario e pi\u00f9 socialmente indipendente.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><u>Test sperimentali<\/u><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tutti i puledri sono stati sottoposti ai test sperimentali 7 mesi dopo la separazione dalla madre dei puledri del gruppo \u201c<em>without mother<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I test a cui i puledri erano sottoposti erano vari, li vediamo di seguito uno per uno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2187\" src=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig4_DC-300x169.png\" alt=\"\" width=\"509\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig4_DC-300x169.png 300w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig4_DC-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig4_DC-768x432.png 768w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig4_DC-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.addestramentoetologico.it\/wp2\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Fig4_DC.png 1920w\" sizes=\"(max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Test di socializzazione:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">un cavallo sconosciuto a tutti i puledri \u00e8 stato portato nell\u2019area di test; il cavallo sconosciuto era una femmina di pony Welsh di 23 anni, selezionata appositamente per la sua calma e la sua pacatezza in contesti di isolamento sociale. La cavalla, legata con una lunghina e con a disposizione fieno e acqua in modo che rimanesse abbastanza ferma, era separata dallo spazio in cui venivano liberati i puledri da una parete di sbarre metalliche che consentivano al puledro di interagire fisicamente con il cavallo sconosciuto solo con la testa, lasciando comunque la possibilit\u00e0 allo sconosciuto di spostarsi per evitare il contatto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Le interazioni che sono state osservate nei 10 minuti che i puledri avevano a disposizione sono state per la maggior parte neutrali, di esplorazione reciproca oppure non ci sono state interazioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I ricercatori misuravano il tempo passato tra quando il puledro veniva liberato nell\u2019area di test e il momento di primo contatto con il cavallo sconosciuto; nel caso in cui non avvenisse nessun contatto veniva assegnato un punteggio standard di 601 secondi (si intendono 601 secondi cio\u00e8 i 10 minuti a disposizione ossia 600 secondi +1)<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Test individuale di approccio alla <em>novelty<\/em>: oggetto sconosciuto<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Come stimolo sconosciuto \u00e8 stata utilizzata una palla da fitness rosa di 65 cm di diametro. Anche qua veniva misurato il tempo che passava tra la liberazione del puledro e il contatto con la palla. In caso di nessun contatto il punteggio assegnato era di 601, per lo stesso ragionamento visto prima.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Test individuale di approccio alla <em>novelty<\/em>: superficie sconosciuta<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019area di test veniva allestita con un un telo di plastica di 3x3m posizionato a terra. Il puledro veniva accompagnato a circa 5 metri dal telo da uno sperimentatore, qua un secondo sperimentatore proponeva al puledro un secchio con del mangime in pellet lasciandogliene mangiare un po\u2019 per poi, assicurandosi di avere l\u2019attenzione del puledro, andare verso il telo e appoggiarci sopra il secchio con dentro il mangime restante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">A questo punto il primo sperimentatore liberava il puledro; il quale, per poter raggiungere il mangime nel secchio, avrebbe dovuto mettere gli arti anteriori sul telo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Anche qua, il parametro misurato era il tempo che il puledro impiegava a mettere per la prima volta gli anteriori sul telo; se nei 6 minuti che aveva a disposizione questo non avveniva, gli veniva assegnato un punteggio fisso di 361, per la stessa logica vista nei test precedenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Test di gruppo di approccio alla <em>novelty<\/em>: oggetto sconosciuto<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Lo stimolo scelto per questo test era un tunnel pieghevole di 60cm di diametro e 4m di lunghezza, comunemente utilizzato nella disciplina cinofila dell\u2019<em>agility<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Gli sperimentatori conducevano tutti i puledri nell\u2019area del test contemporaneamente e al loro arrivo il tunnel veniva aperto e sospeso a 80cm da terra. Gli animali venivano lasciati liberi di muoversi ed esplorare per 30 minuti e anche in questo test gli sperimentatori registravano il tempo trascorso prima che ogni puledro toccasse per la prima volta il tunnel;\u00a0 in caso di assenza di contatto nel tempo a disposizione veniva assegnato un punteggio di default di 1801.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Test di isolamento sociale<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ogni puledro veniva portato individualmente in un box di 4,5&#215;3,5m e vi restava per 90 secondi durante i quali il soggetto poteva vedere gli sperimentatori ma non altri cavalli. Quello che veniva registrato in questo test erano il numero di vocalizzazioni che il puledro emetteva durante il test.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Test di training<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il training aveva come obiettivo che i puledri si lasciassero toccare gli arti, sollevassero gli zoccoli su richiesta e se li lasciassero manipolare; le sessioni seguivano un approccio cooperativo e prevedevano rinforzi positivi sottoforma di cibo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per ogni puledro veniva registrato il numero di sessioni necessarie al raggiungimento dell\u2019obiettivo di training prestabilito e durante il test finale si sono contati i tentativi di ogni puledro di ritirare l\u2019arto dalla presa dello sperimentatore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019analisi statistica dei dati ottenuti ha mostrato che i puledri del gruppo \u201c<em>with<\/em> <em>mother<\/em>\u201d mostravano livelli di esplorazione pi\u00f9 alti, maggiori interazioni sociali, pi\u00f9 comportamenti affiliativi e meno tempo passato nutrendosi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per quanto riguarda i puledri del gruppo con la madre, il tempo etichettato come \u201c<em>feeding<\/em>\u201d includeva anche il tempo passato a nutrirsi tramite allattamento. Nonostante quindi il loro \u201c<em>feeding<\/em>\u201d fosse composto sia da allattamento che da alimentazione solida mentre i puledri del gruppo senza madre si alimentassero soltanto in maniera autonoma, i puledri del gruppo \u201c<em>with mother<\/em>\u201d passavano significativamente meno tempo ad alimentarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">I risultati dei test di socializzazione, di approccio individuale alla <em>novelty<\/em> sia come oggetto che come superficie, e di quelli di approccio di gruppo alla <em>novelty<\/em> hanno mostrato che i puledri cresciuti con la madre si avvicinavano allo stimolo di ogni singolo test pi\u00f9 rapidamente rispetto ai puledri dell\u2019altro gruppo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Nei test di training i puledri del gruppo \u201c<em>with mother<\/em>\u201d necessitavano di meno sessioni di lavoro per raggiungere i criteri prefissati<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non si sono riscontrate differenze tra i due gruppi invece nel tempo che i puledri passavano isolati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Indagine fisiologica <\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tutti i puledri sono stati sottoposti a prelievi di sangue e pesa prima dello svezzamento del gruppo \u201c<em>without mother<\/em>\u201d, poi 1 mese, 3 mesi e 7 mesi dopo la separazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per quanto riguarda il peso, i puledri del gruppo cresciuti con la madre, nonostante passassero meno tempo a nutrirsi, mostravano un maggiore incremento ponderale a ogni singola pesa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per quanto riguarda i campioni ematici, venivano rilevate le concentrazioni di cortisolo, ossitocina, glicemia, colesterolo, IGF-1 (<em>Insuline-like Growth Factor<\/em>) e insulina nel plasma.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Sono stati scelti questi parametri in quanto <em>marker<\/em> fisiologici di stress (cortisolo), affiliazione sociale e parentale (ossitocina), efficienza energetica a breve termine per i processi allostatici (glicemia), regolazione lipidica ed efficienza energetica a lungo termine (colesterolo), crescita e sviluppo tissutale (IGF-1), regolazione energetica e metabolismo degli zuccheri (insulina).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">(M\u00f6stli <em>et al<\/em>., 2002; Sikorska <em>et al.,<\/em> 2023; Feldman, 2012; Shorey <em>et al<\/em>., 2022; Lansade <em>et al.,<\/em> 2022; Kinsella <em>et al.,<\/em> 2022; Munoz <em>et al.,<\/em> 2011; Satu\u00e9 <em>et al.,<\/em> 2024)<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019analisi statistica dei dati ottenuti dagli esami ematici ci dicono che i puledri \u201c<em>with mother<\/em>\u201d avevano livelli di trigliceridi e colesterolo pi\u00f9 alti e livelli di cortisolo pi\u00f9 bassi rispetto all\u2019altro gruppo, mentre non sono state riscontrate differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda gli altri marker.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><br \/>\nSe mettiamo insieme i risultati ottenuti da ogni tipologia di indagine possiamo affermare che emerge una differenza tra i puledri dei due gruppi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La presenza \/ assenza della madre ha un\u2019influenza su molte delle strutture cerebrali che in altre specie compongono il <em>default mode network<\/em>; quindi, sebbene il DMN sia stato identificato in poche altre specie, ad esempio topi, ratti, scimpanz\u00e9 e <em>marmoset<\/em>, questo studio produce evidenza dell\u2019esistenza di una struttura assimilabile al <em>default mode network<\/em> anche nei cavalli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Inoltre, i risultati neuroscientifici ottenuti mostrano come questo network, fondamentale per i comportamenti sociali complessi nell\u2019umano, abbia un ruolo anche nello sviluppo di un repertorio comportamentale sociale ottimale nel cavallo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La prole che ha beneficiato pi\u00f9 a lungo della presenza della madre ha mostrato comportamenti sociali pi\u00f9 adattativi e maggiore motivazione esplorativa: in poche parole, pi\u00f9 curiosit\u00e0 e una predisposizione pi\u00f9 positiva in generale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il fatto che i due gruppi avessero le stesse condizioni di vita, riduce le variabili a cui imputare le differenze alla sola presenza \/ assenza della madre.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Possiamo riassumere dicendo che lo sviluppo neurologico, comportamentale e fisiologico dei puledri risulta alterato quando questi si trovano ad affrontare l\u2019assenza materna.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questo ci dice che la maturazione di questi aspetti sia radicata nelle interazioni sociali precoci, fondamentali perch\u00e9 il puledro acquisisca i segnali sociali necessari a costruire modelli sulla cui base generare predizioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Lo sviluppo di tali modelli \u00e8 associato alla maturazione del <em>default mode network<\/em>, nel quale input interni ed esterni vengono continuamente integrati per costruire, rimodellare o affinare questi modelli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Un possibile ulteriore approfondimento di questi risultati, potrebbe riguardare il ruolo specifico della madre nel trasmettere questi segnali sociali, per esempio distinguendo se \u00e8 la presenza della madre in quanto tale a fare la differenza o se i benefici derivino dai legami affiliativi preesistenti che la madre ha con gli altri membri del gruppo. Se cos\u00ec fosse i puledri del gruppo senza madre si troverebbero ad affrontare non solo lo stress legato alla separazione materna ma anche un ulteriore stress sociale dovuto alla mancanza di relazioni con gli altri cavalli adulti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Alla luce dei risultati ottenuti da questo studio, ma anche delle evidenze di altri studi, possiamo affermare \u00e8 che \u00e8 necessario riconsiderare le pratiche convenzionali di svezzamento (Dwyer <em>et al.,<\/em> 2024; Christensen <em>et al<\/em>., 2020; Erber <em>et al.,<\/em> 2011; Lansade <em>et al.,<\/em> 2018; Falomo <em>et al<\/em>., 2020).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Infatti, prolungare la permanenza della madre con il puledro potrebbe favorire benefici a lungo termine sul benessere e sullo sviluppo comportamentale, neurologico e fisiologico dell\u2019animale, con ripercussioni significative anche sulla qualit\u00e0 in et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>References<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Bickart, K. C., Dickerson, B. C. &amp; Barrett, L. F. The amygdala as a hub in brain networks that support social life.\u00a0<em>Neuropsychologia<\/em>\u00a0<strong>63<\/strong>, 235\u2013248. 2014<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Henry, S. <em>et al<\/em>. Domestic foal weaning: need for re-thinking breeding practices?\u00a0<em>Animals<\/em>\u00a0<strong>10<\/strong>, 361. 2020<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Johnson, P. J. <em>et al<\/em>. Equine stereotaxtic population average brain atlas with neuroanatomic correlation.\u00a0<em>Front. Neuroanat<\/em>.\u00a0<strong>13<\/strong>. 2019<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Lansade, L. <em>et al<\/em>. Progressive habituation to separation alleviates the negative effects of weaning in the mother and foal.\u00a0<em>Psychoneuroendocrinology<\/em>\u00a0<strong>97<\/strong>, 59\u201368. 2018<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Mach, N. <em>et al<\/em>. The effects of weaning methods on gut microbiota composition and horse physiology.\u00a0<em>Front. Physiol<\/em>.\u00a0<strong>8<\/strong>. 2017<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">McBride, S. &amp; Hemmings, A. A neurologic perspective of equine stereotypy.\u00a0<em>J. Equine Vet. Sci.<\/em>\u00a0<strong>29<\/strong>, 10\u201316. 2009<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Sawiak, S. J., Wood, N. I., Williams, G. B., Morton, A. J. &amp; Carpenter, T. A. Voxel-based morphometry with templates and validation in a mouse model of Huntington\u2019s disease.\u00a0<em>Magn. Reson. Imaging<\/em>\u00a0<strong>31<\/strong>, 1522\u20131531. 2013<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Schmidt, M. J., Knemeyer, C. &amp; Heinsen, H. Neuroanatomy of the equine brain as revealed by high-field (3Tesla) magnetic-resonance-imaging.\u00a0<em>PLoS ONE<\/em>\u00a0<strong>14<\/strong>, e0213814. 2019<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Valenchon, M., Reigner, F., Lefort, G.\u00a0et al.\u00a0Affiliative behaviours regulate allostasis development and shape biobehavioural trajectories in horses.\u00a0Nat Commun\u00a017, 47. 2026<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Zipple, M. N., Reeve, H. K. &amp; Peniston, O. J. Maternal care leads to the evolution of long, slow lives.\u00a0<em>Proc. Natl. Acad. Sci. USA<\/em>\u00a0<strong>121<\/strong>, e2403491121. 2024<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Zou, Q.-H. <em>et al<\/em>. An improved approach to detection of amplitude of low-frequency fluctuation (ALFF) for resting-state fMRI: Fractional ALFF.\u00a0<em>J. Neurosci. Methods<\/em>\u00a0<strong>172<\/strong>, 137\u2013141. 2008<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><strong>Nota editoriale di Addestramento Etologico\u00ae<\/strong><\/p>\n<div style=\"background-color: #e6f2ff; padding: 20px;\">\n<p>I dati emersi da questa ricerca invitano a considerare le esperienze precoci non solo come passaggi gestionali, ma come eventi che possono incidere sulla costruzione dell\u2019equilibrio interno del cavallo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Riflettere sul modo in cui vengono gestite separazioni, relazioni sociali e fasi di transizione significa interrogarsi sulle condizioni che contribuiscono alla regolazione dello stress e alla capacit\u00e0 di adattamento dell\u2019animale nel tempo.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il modo in cui un puledro vive la separazione dalla madre non \u00e8 solo una questione di gestione o di comportamento. \u00c8 un passaggio che pu\u00f2 influenzare il suo equilibrio interno e il modo in cui affronter\u00e0 lo stress nel corso della vita.Nel mondo equestre molte pratiche vengono considerate normali, quasi scontate. 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