Instaurare sin dall’inizio un rapporto di fiducia e serenità con il puledrino è la chiave per avere in seguito un cavallo equilibrato e in sintonia con noi.
Chi si dedica all’addestramento del cavallo ha il dovere e la responsabilità di insegnare a coloro che scelgono di stare con i cavalli ad agire correttamente, secondo la natura dei cavalli, senza sconti sul tempo da dedicare loro e con coscienza e buon senso. Chi sceglie di occuparsi dei cavalli, addirittura sin dalla nascita, deve studiare e conoscere bene la natura di questi animali al fine di approcciarsi a loro correttamente per creare un rapporto di fiducia e collaborazione. Talvolta, oltre al dovere di conoscere tecniche e sistemi di addestramento corretti e costruttivi fondati sulla conoscenza del cavallo, è necessario anche conoscere le pratiche dannose per evitare di sperimentarle.
L’imprinting
L’imprinting è una particolare forma di apprendimento precoce per cui i neonati riconoscono e seguono la madre o un suo surrogato come ad esempio un altro animale o qualsiasi oggetto in movimento.
Questo sistema di apprendimento precoce, come lo descrive Konrad Lorenz con gli anatroccoli, è teso a stabilire un legame di attaccamento con la prima figura di riferimento, in alcuni casi anche a prescindere dal fatto che appartenga o meno alla propria specie.
L’imprinting, come descritto da Konrad Lorenz con gli anatroccoli, non esiste però nei mammiferi in quanto questi hanno uno sviluppo diverso dei volatili. Infatti, questa tipologia di apprendimento nei neonati di mammiferi non ha successo, dimostrabile facilmente dal fatto che anche tentando questo tipo di addestramento, i piccoli non seguono l’essere umano come facevano invece gli anatroccoli con Konrad Lorenz.
Imprinting Training, un sistema coercitivo
L’Imprinting Training è una tecnica spesso utilizzata che consiste nel maneggiare e manipolare il puledro fin dai primi attimi di vita.
L’animale appena nato viene obbligato ad accettare stimolazioni tattili su tutto il suo corpo (naso, orecchie, inguine, zoccoli, ecc.) e anche ad accettare il contatto con oggetti vari che nella sua vita futura potrà incontrare come ad esempio la brusca e la striglia, la tosatrice, sacchetti di plastica, e molto altro ancora.
La tecnica consiste nel bloccare il puledro, molte volte tenendolo a terra, applicandogli ripetutamente diversi stimoli portando il giovane cavallo ad annullare qualsiasi sua possibile reazione. Data la piccola dimensione e la facilità di certe manipolazioni, certe tecniche sono entrate in uso comune facendo credere che un puledro che ha ricevuto questo particolare trattamento sarebbe più agevolato per arrivare ad accettare tutto quello che sarà il suo percorso di addestramento futuro e il legame positivo con l’essere umano.
Questa tipologia di addestramento dei puledri è in realtà una variante del ‘floading’ che altro non è che una tecnica di addestramento estremamente coercitiva in cui all’animale non viene permesso di muoversi e, tenuto fermo, viene costretto ad accettare il nostro tocco in diverse parti del corpo accettando qualsiasi manualità da parte dell’essere umano fino a quando il povero animale non ha più capacità di reazione.
Come dimostrato scientificamente questo metodo non ha niente a che vedere con un miglioramento della relazione futura fra puledro ed essere umano. I puledri sottoposti a queste manipolazioni mostrano molti segnali di stress non imparando niente e tantomeno non apprezzando tale invadenza, convincendosi invece che qualsiasi cosa provano a fare non riesca a dare il risultato. Oltre a questo la loro madre, molte volte legata vicino, dà convinzione al povero cavallino che nemmeno lei può far niente per andare in soccorso al piccolo.
A livello psicologico si comprendono chiaramente i possibili danni recati da queste tecniche. Negli animali e nell’essere umano, ‘l’impotenza appresa’ descrive uno stato mentale in cui l’organismo, obbligato nel tempo a sopportare stimoli avversi, diventa incapace di gestirli ed evitarli in quanto apprende che non c’è niente che possa fare per controllarli o evitarli. In altre parole, i soggetti costretti a sopportare stimoli avversi per periodi prolungati, diventano progressivamente incapaci di reagire a tali situazioni finendo solamente con il subirle passivamente. L’impotenza appresa induce un deficit comportamentale in cui anche se il soggetto, in futuro, si trova a interagire con stimoli avversi che potrebbe facilmente evitare e gestire, non riesce a farlo perché non è più in grado di affrontare certe situazioni.
Questo stato porta l’animale ad avere un’alterazione dei processi emotivi, motivazionali e cognitivi. Alcuni anni fa dei ricercatori inglesi hanno ipotizzato la presenza di impotenza appresa nei cavalli come conseguenza della gestione non corretta durante il lavoro in sella e in scuderia. Cavalli che sembrano ‘spenti’ all’occhio umano, che rispondono poco agli stimoli, con poca motivazione e apatici, sono quei soggetti che hanno imparato a loro spese che non c’è niente che possono fare per evitare certe situazioni avverse. Un cavallo che ha poca motivazione ed è chiuso in se stesso è anche un cavallo con il quale è veramente difficile creare un rapporto. Così, per quanto riguarda i puledri, per creare con loro un buon rapporto e fargli accettare positivamente la figura umana, sarebbe molto meglio creare un buon rapporto e interagire positivamente con la madre, accarezzandola e pulendola, lasciando che sia il puledro a esplorarci e girarci intorno incuriosito, aspettando che sia lui a venirsi a presentare e fare amicizia. Il puledro non deve avere paura di noi e subire la nostra presenza. Deve fidarsi e sentirsi bene con noi accanto.
Come agire?
Aspettiamo che sia il puledro a venirci incontro, ad annusarci e ‘assaggiarci’. Restiamo fermi in ginocchio per infondergli coraggio e fiducia. Lentamente alziamoci, avviciniamoci e accarezziamolo delicatamente con movimenti lenti e con calma.
Il primo approccio
Nei primi giorni di vita avviciniamo il puledrino accanto alla mamma, lasciamo che ci annusi, che ci sfiori. Quando sono molto piccoli i puledri ci prendono le dita con l’intento di succhiarle. Poi con calma accarezziamolo su tutto il corpo, delicatamente. Facciamogli sentire che siamo amici e che si può fidare.
La presenza della mamma rassicura il puledrino.

La capezza
La capezzina da foal è il primo ‘indumento’ che il puledrino conosce. L’abitudine alla capezza è importante sin da piccolo. Il puledro però deve indossarla senza paura, senza alcuna coercizione da parte nostra ma facendogliela annusare, assaggiare. Piano piano infiliamola nel muso, allacciamola, lasciamogliela in nostra presenza e poi leviamogliela.
In paddock
Anche l’approccio all’aperto nel paddock con la mamma e altri cavalli deve seguire le stesse regole. Lasciamo che il puledro si avvicini, stiamo bassi, lasciamo che ci tocchi.