QUELLO CHE C’È NELLA MANGIATOIA DI UN CAVALLO HA EFFETTI ANCHE SUL SUO COMPORTAMENTO

La nutrizione del tuo cavallo può influenzare il modo in cui il suo sistema nervoso risponde al mondo.

C’è una tendenza, nel mondo equestre, a trattare il comportamento come un problema di addestramento, un problema di management, a volte un problema del cavaliere. Nutrire il cavallo, montare il cavallo, gestire il cavallo. Sembrano conversazioni tra di loro separate, ma in realtà non lo sono.

Il comportamento è il prodotto di un sistema nervoso, e il sistema nervoso non opera in isolamento dal corpo. Quello che un cavallo mangia, con quale frequenza, in quale forma e in quale quantità ha effetti misurabili su come quel sistema nervoso risponde al mondo. La ricerca su questo è spesso trascurata, e i lavori più recenti hanno reso i meccanismi considerevolmente più chiari.

La questione dell’amido

L’idea che i cavalli alimentati con cereali siano più nevrili e “carichi” è quasi un luogo comune a questo punto. Ogni persona esperta di cavalli ha un aneddoto da raccontare su questo. Quello che è stato più difficile, storicamente, è stato dimostrare l’effetto con sufficiente rigore per poter arrivare a qualcosa di conclusivo.

Ma la ricerca di Bulmer e colleghi (2015, 2019) ha dimostrato che i cavalli alimentati con diete ad alto contenuto di amido mostravano una reattività significativamente maggiore agli stimoli di spavento rispetto ai cavalli alimentati con diete ad alto contenuto di fibra, misurata nella risposta della frequenza cardiaca e negli indicatori comportamentali. Stessi cavalli, alimentazione diversa, output del sistema nervoso diverso.

Il lavoro più recente aggiunge un livello che non era disponibile ai ricercatori precedenti: prende in considerazione anche l’asse intestino-cervello. Le diete ad alto contenuto di amido alterano la composizione del microbioma dell’intestino posteriore. E il microbioma dell’intestino posteriore non è uno spettatore passivo: comunica con il sistema nervoso centrale: il microbioma che elabora il cibo del tuo cavallo sta anche inviando segnali al cervello. Altera l’uno, e potresti stare alterando l’altro.

Questo non significa che un cavallo nervoso sia semplicemente un cavallo che ha bisogno di meno cereali. Esiste un ampio livello di variabilità inter-individuale, il management è complesso, e la relazione tra amido, microbioma e comportamento è ancora in fase di caratterizzazione. Ma significa che la nutrizione deve essere considerata come parte del discorso quando ci si trova di fronte a un problema di reattività.

 

La questione dei grassi

Uno studio del 1996 di Holland e colleghi aveva rilevato che aggiungere grassi alla dieta riduceva la reattività e le risposte alla pressione nei cavalli. Questo è stato ampiamente citato, e l’integrazione di grassi è diventata una sorta di strumento gestionale standard per i cavalli eccitabili.

I lavori più recenti hanno complicato il quadro: la domanda che ci si pone ora è se l’effetto fosse dovuto ai grassi in sé, o alla riduzione dell’amido nella dieta che inevitabilmente accompagna l’intake di grassi, poiché i grassi sostituiscono una parte del carico di carboidrati. La fonte di energia nella dieta potrebbe contare più della quantità totale. È una distinzione significativa, sia per comprendere il meccanismo che per prendere decisioni pratiche sull’alimentazione.

Il crib-biting e l’intestino

Il crib-biting è una delle stereotipie orali più spesso descritte come un fallimento gestionale, un difetto caratteriale o un vizio. La realtà è più fisiologicamente interessante di così.

Le prove suggeriscono che il crib-biting possa originarsi come risposta al disagio gastrico. I cavalli alimentati con poca fibra e molti concentrati producono meno saliva, e la saliva è ciò che tampona l’acido gastrico. Il cavallo potrebbe fare crib-biting, in parte, come tentativo di stimolare il flusso salivare e alleviare quel disagio. Che il crib-biting produca o meno abbastanza saliva da tamponare efficacemente lo stomaco è una questione separata, ma il comportamento sembra essere funzionalmente legato all’ambiente digestivo.

I puledri che consumano grandi quantità di mangimi concentrati hanno quattro volte più probabilità di sviluppare il crib-biting, e i puledri che fanno crib-biting hanno tassi più elevati di infiammazione gastrica e ulcerazioni rispetto ai puledri che non lo fanno. Ricerche più recenti hanno confermato che i mangimi concentrati altamente palatabili, sono uno dei trigger più potenti del crib-biting nei cavalli che già lo manifestano e questo trigger è probabilmente mediato dai sistemi oppioidi e dopaminergici.

Sul triptofano e l’industria degli integratori

Una larga parte del mercato degli integratori calmanti è costruita sul triptofano, l’amminoacido che funge da precursore della serotonina. La logica è intuitiva: più triptofano, più serotonina, cavallo più calmo.

Le prove, però, non supportano questa tesi. Molteplici studi controllati non hanno riscontrato alcun effetto del triptofano orale sulla reattività comportamentale nei cavalli. Anzi, alcuni hanno trovato un lieve effetto eccitatorio a basse dosi, ossia le dosi tipicamente presenti nei prodotti commerciali. Ottimo marketing, quindi, ma pochissime prove scientifiche.

Perché questo è importante

Il punto qui non è che la nutrizione spieghi tutto, perché ovviamente non è così. Il comportamento è modellato dalla genetica, dalle esperienze precoci, dalla storia di addestramento, dall’ambiente sociale e da decine di altre variabili. Ma la nutrizione è una di quelle variabili, ed è una che spesso viene ignorata o affrontata in isolamento da tutto il resto.

Quando un cavallo è reattivo, sviluppa una stereotipia o sembra incapace di concentrarsi, l’istinto è spesso quello di cercare una soluzione solo nell’addestramento. A volte è l’istinto giusto. Ma a volte il problema ha origine nella nutrizione.

È per questo che un approccio multidisciplinare serve per guardare al quadro completo e non al singolo problema.

Fonti scientifiche

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  • Holland JL, Kronfeld DS, Meacham TN. Behavior of horses as affected by soy-lecithin and corn oil in the diet. J Anim Sci. 1996.
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